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Alfa o non Alfa: questo è il dilemma – Alfa, or not Alfa: that is the question

 

 

 

 

 

 

“ […] perché si sa che quando vai bene per tutti, non sei più speciale per nessuno” scrissi tempo fa in un altro articolo: http://www.dindoo.it/ccba/wordpress/?p=295

La rinascita dell’Alfa Romeo, il ritorno del biscione, l’anti tedesca è tornata a correre, la vendetta del’alfblablabla. Se siete qui per leggere dati tecnici o inni poetici/patriottici potete andare a leggere un qualsiasi altro articolo di tutte le principali riviste italiane.

Qui, oggi, cerchiamo di arrivare ad un obiettivo ben preciso, rispondere alla domanda: “la Giulia è una vera Alfa?

Se ponessimo questa domanda a mio cugino Gino concluderemmo in un attimo: “Ce sta er simbolo co ‘a serpe sopra? Sì? E allora saje sopra e nun me sta a caga’ er ca…” Ah, Gino, lui sì che la sa lunga!

Con me, con gli amanti delle belle auto, con gli alfisti, con i fan delle auto teutoniche, la questione è diversa.
E lasciamo pure da parte il “popolo di FB” che è capace di improvvisarsi industrial designer e creative street art director (cioè nulla) ad ogni occasione e con ogni commento.

E’ UNA VERA ALFA?

Per prima cosa è doveroso sottolineare dove rinascerà Alfa: nel mondo, non solo negli USA.
Paesi diversi, culture diverse, persone diverse, difficilmente incontreranno, accetteranno e apprezzeranno, oggetti particolari che assumono una forte identità culturale univoca.
In parole povere, senza usare un registro linguistico simile alle lettere d’avviso condominiali (notoriamente le più tragiche da comprendere), il design tipicamente italiano Alfa POTREBBE non piacere dappertutto.
Potrebbe, ho detto potrebbe. Ad esempio la 156 (auto campione d’incassi per Alfa negli ultimi… non so, almeno 30 anni!) superò di gran lunga le aspettative di vendita e riuscì ad essere amata anche negli USA, dove però non venne commercializzata (mancava la rete di vendita).
La 156 era una macchina dal design decisamente innovativo. Innovazioni che furono poi copiate da miriadi di marchi automobilistici: il taglio dei finestrini piccoli, la cometa (una piccola bombatura che introduce lo stemma del marchio sul paraurti anteriore), i fari a mandorla, la maniglia posteriore nascosta… ecc. ecc.

Ma i miracoli non si ripetono sempre.

Il restyling della 156 fece perdere notevolmente l’appeal di quell’Alfa innovativa e le vendite scesero immediatamente.
Arrivò poi l’erede, la 159: gran macchina. Colpì soprattutto il muso, con quei fari così ben proporzionati e la coda imponente. Tuttora un design valido… che non ha venduto.
E non diciamo perché era pesante meccanicamente, non diciamolo. Perché a quel tempo in Alfa azzeccarono soprattutto l’aumento delle dimensioni, prevedendo “l’allungarsi” del segmento D, a cui aggiunsero (magari non con un tempismo perfetto) motori adeguati.

Perché la 159 no e la 156 sì?

Semplice:

1) la 156 portò innovazioni, la 159 le rivisitò (e non tutte).

2) A4, Classe C, Serie 3 erano anni addietro in confronto alla 156 (o la 156 era avanti, fate un po’ voi), ma quando uscì la 159 la concorrenza tedesca (e cioè quella premium, una differenza sostanziale da quella popolare come ad esempio Passat e Mondeo) si era aggiornata.

Non divaghiamo, ritorniamo al punto in questione: “POTREBBE non piacere dappertutto”.

Con la 156 si osò, e piacque.
Con la 159 si cercò di osare (ma il designer Walter De Silva non era più disponibile). Non piacque.

Ovviamente parlo per i dati di vendita, che alla fine so’ quelli che contano.

E questa Giulia?

Snoccioliamo subito un altro punto importante: CHI HA COPIATO DA CHI.

Ma prima scopriamo una parola nuova! Che bello!

Benchmarking: processo continuo di misurazione dei prodotti/servizi/processi attraverso il confronto con i migliori concorrenti o imprese leader.

Per vedere se abbiamo capito, inseriamola in una frase! Fantastico!

I marchi automobilistici usano fare benchmarking per migliorare i propri risultati.

Siamo proprio bravi!

Non bravi però a capire questo concetto nella realtà.
Hanno detto che assomiglia ad una Jaguar, che ha un po’ di Audi, che la fiancata è quella di una BMW ma che presenta anche tracce di Mazda.
Se la teoria del “chi fa tutto non fa niente” è valida, allora potremmo dire che “chi somiglia a tutti non somiglia a…”.

Chiamo mio cugino, anzi, chiamo A mio cugino, per sentire un suo parere a riguardo: “A me pure se ‘a chiamano Alfa Arlecchino nun me ne frega ‘n ca…” Ah, Gino, lui sì che la sa lunga!

E’ chiaro, chiarissimo, che è un’Alfa dominata da tutte quelle contaminazioni stilistiche che hanno riscosso successo nel mercato mondiale. Perché è un’Alfa con un obiettivo ben preciso: vendere il prestigio di uno dei marchi più importanti al mondo.

Attenzione prego: vendere, non rappresentare!

Mi spiego meglio?
La 4C è fatta per rappresentare il prestigio del marchio, ma è ovvio che non è un’auto pensata per grossi volumi di vendita.
La Giulia è fatta per vendere il prestigio del marchio, da non confondere con svendere!
Operativamente i progettisti dovevano creare una linea in grado di catturare sguardi interessati senza tradire lo spirito Alfa.

Ci sono riusciti. Non c’è dubbio.

Per favore non stiamo a vedere chi ha copiato da chi: la Mazda ha copiato da BMW che a sua volta ha preso ispirazione dall’Alfa (tra l’altro è BMW stessa che lo ha affermato in varie occasioni nel passato) che ha imitato Audi che ha preso ispirazione dalla Maserati che ha… fino alla Ford T (che poi anche quella…).

Negli anni ’60 era pieno di auto con il retro “pinnato”, ma non erano copie! Semplicemente interpretazioni stilistiche calate attraverso i valori che hanno riempito lo spirito del marchio.

La nuova Giulia è la rappresentazione del punto di vista dell’Alfa Romeo sulle berline di segmento D di oggi. È un’Alfa attuale, moderna, perfettamente in accordo con il design odierno riletto in chiave Alfa (il grande trilogo frontale, la coda all’insù, il posteriore bombato…).

E non scordiamoci della cosa più importante!

Anche se (i gusti so’ gusti) bellissime, le Alfa mettono la bellezza esteriore in seconda posizione.
Prima di tutto c’è l’intesa tra guidatore ed auto, quasi a far diventare quest’ultima un prolungamento degli arti di chi siede al volante.

Su questo non posso ancora esprimermi. Nessuno di noi può.
Possiamo farlo con la carta. Ma questa carta non canta, non come il suono del nuovo V6.

Chiedo ancora a mio cugino cosa ne pensa della nuova Alfa e lui scocciato mi fa: “A Da’, tu devi da capi’ che per riconosce n’Alfa ce sta poco da fa’, da di’… ce sta lo spazio pe ‘a targa davanti? No? E allora anvedi che è n’Alfa!”

Ah, Gino, lui sì che la sa lunga!

__________________________________ENGLISH_VERSION__________________________________

 

“[…] Because you know that when you go well for everyone, you’re not special for anyone” I wrote long time ago in another post: http://www.dindoo.it/ccba/wordpress/?p=295

The revival of the Alfa Romeo, the return of the snake, the anti-German is running back, the revenge del’alfblablabla. If you are here to read technical data or poetic/patriotic hymns you can read any post on the main Italian magazines.

Here, today, we try to reach a very specific goal, answering the question: “Is Giulia a true Alfa?

If you were to address this question to my cousin Gino we would conclude in a moment: “Is there the symbol with the snake? Yes? So ride and do not bother…”  Ah, Gino he always knows everything!

With me, with beautiful cars lovers, with alfistas, with teutonic car fans, the matter is different.

Let’s leave alone the “people of FB” that is are able to improvise themselves as industrial designer or creative street art director (basically nothing) in every situations and with any comment.

IS THIS A REAL ALFA?

First, it is necessary to underline where Alfa will revive: worldwide, not only in the US.

Different countries, different cultures, different people, hardly will meet, accept and appreciate, particular objects that have a strong univocal cultural identity.

Easy speaking, trying not to use a vocabulary like that used in the building warnings (usually the most tragic to understand), Put simply, the typical Italian Alfa design MAY not like everywhere.

It might, I said might. For example, 156 (Alfa bestseller car in the last … maybe almost 30 years!) far exceeded sales expectations and succeeded to be loved in the US where, however, wasn’t marketed (missing sales network).

156 was a very innovative car design. Innovations that were later copied by myriads of automotive brands: the cutting of small windows, the comet (a small curvature that introduces the emblem of the brand on the front bumper), the almond-shaped headlights, the rear hidden handle … etc. etc.

But miracles don’t always repeat themselves.

Restyling of 156 lost considerably the appeal to of the innovative Alfa and sales dropped down immediately.

Heir came, the new 159: a great machine. The nose was especially liked, with those so well proportioned lights and impressive tail. Still a valid design … that did not sell.

And please don’t say it because it was mechanically heavy, let’s not. Because at that time in Alfa they guessed especially the increasing of size, providing the D-segment “stretch”, to which they added (perhaps not with a perfect timing) appropriate engines.

Why 159 no but 156 yes?

Easy:

1) 156 brought innovations, 159 revisited those innovations (and not all).
2) A4, Class C, Series 3 were far years ago compared to 156 (or 156 was ahead, as you want), but when Alfa left 159 the german rivals (and so premium rivals, a substantial difference from the popular rivals such as Passat or Mondeo) were already updated.

Let’s not digress, back to the point: “MAY not like everywhere.”

With 156 they dared, with good results.
With 159 they tried to dare (but the designer Walter de Silva was no longer available). They didn’t like it.

Obviously what I wrote is based on sales data, which are the ones that count.

And this Giulia?

Now We explore another important point: WHO COPIED WHO.

But before let’s discover a new word! How beautiful!

Benchmarking: continuous process of measuring products / services / processes through comparison with the best competitors or business leader.

To see if we understand it, let’s insert it in a sentence! Fantastic!

The car brands use benchmarking to improve their results.

We own good!

However Not good to understand this concept into reality.
They said it looks like a Jaguar, which has a bit of Audi, they said that the lateral side is from BMW but it has traces of Mazda too.
If the theory of “who does everything does nothing” is valid, then we could say that “who looks like everyone looks like…“.

I call my cousin to hear his opinion about it: “Well, although they call it Alfa Harlequin I don’t give a f…” Ah, Gino he always knows everything!

It’s clear, very clear, which is an Alfa dominated by all the stylistic influences that have been successful in the world market. Because it’s an Alfa with a specific purpose: to sell the prestige of one of the most valuable brands in the world.

Attention please: to sell, not to represent!

Better explanation?

The 4C is made for represent the prestige of the brand, but it is obvious that there isn’t a car designed for high volume sales.
The Giulia is made to sell the prestige of the brand, not to be confused with sell off!
Operationally, the designers had to create a line that captures interested glances without betraying the Alfa soul.

Please don’t see who copied from whom: the Mazda copied from BMW, which was inspired by Alfa (like BMW said on several occasions in the past) that it imitated Audi who took inspiration from Maserati that … until the Ford T (which even that …).

In the ’60s it was full of cars with the rear “with flippers”, but they weren’t copies! Simply stylistic interpretations fell through the values that have filled the spirit of the brand.

The new Giulia is the representation of the Alfa Romeo point of view about nowadays D segment. It’s an actual Alfa, modern, perfectly in tune with the current design reinterpreted in Alfa key (the great trialogue in front, the upwards tail, the cambered rear…).

And don’t forget the most important thing!

Although (no accounting for tastes) beautiful, Alfas put the external beauty in second position.
First of all there is the agreement between driver and car, as it was an extension of the limbs of those sitting at the wheel.

About this I still can’t express myself. None of us can.
We can do it with papers. But these papers don’t sing, not like the sound of the new V6.

Again I ask my cousin what he thinks of the new Alfa and he said to me: “Danny, you must understand that in order to recognize an Alfa there is little thing to know… is there space for the front license plate? No? Then it’s an Alfa!

Ah, Gino, he always knows everything!

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SimonDannyPettinella

Comments (4)
  • Massimo

    Indubbiamente un’Alfa si valuta seduti al posto guida, stringendo il volante e pigiando l’acceleratore; poi, prendendo spunto da quanto affermato da Enzo Ferrari (“un’auto da corsa è bella quando vince”) se la Giulia riuscirà a rispolverare le doti ed il comportamento stradale delle Alfa di un tempo, allora sarà automatico legare l’aspetto dell’auto al suo carattere. Certo è che a prima vista appare decisamente meno personale di quanto furono la 75 (realizzata con un budget risicatissimo) trent’anni fa o Giulietta ed Alfetta negli anni ’70.
    Riguardo l’impronta stilistica delle auto anni ’60 (“Negli anni ’60 era pieno di auto con il retro “pinnato”, ma non erano copie! Semplicemente interpretazioni stilistiche calate attraverso i valori che hanno riempito lo spirito del marchio.”), si parla dell’epoca dei grandi carrozzieri, e poteva capitare che elementi stilistici comuni si ritrovassero auto di marche diverse, ma si identificavano come la firma del designer. In epoca attuale i vincoli estetici sono dettati da normative sulla sicurezza, e requisiti di abitabilità ed aerodinamica appaiono prioritari rispetto ad un’estetica originale, e nonostante ogni azienda abbia il suo centro stile le auto attuali appaiono sempre più anonime rispetto a 30-40 anni fa.
    Tenuto conto poi che la Giulia presentata era il modello più sportivo è da vedere quante delle peculiarità della Quadrifoglio si ritroveranno sui modelli più tranquilli, anche in BMW c’è un abisso tra la M3 e la serie 3 berlina.

    Gli obbiettivi dichiarati da Marchionne sono troppo ambiziosi (passare dalle attuali 70.000 auto/anno a 400.000 nel 2018), ma non sono stati supportati da adeguato coraggio nell’aspetto e persino nel nome dell’auto.
    Spero abbiano osato di più su meccanica, telaio e doti stradali.

    P.S. La maniglia nascosta nelle porte posteriori della 156 non è stata un’innovazione di De’Silva, ma è stata adottata prima dalla Honda NSX del 1990

    • SimonDannyPettinella

      Un ottimo commento, complimenti e grazie! Fa piacere avere lettori come te, molto piacere!
      Per quanto riguarda i “retri pinnati” non dico affatto che erano copie ma semplicemente mode del momento.
      Sulla maniglia nascosta invece quella della NSX è uno stato embrionale, chiamiamolo così. A mio parere se la potevano giocare meglio.
      In ogni caso la NSX rimarrà leggenda!

      • Roberto

        Devo rettificare alcune cose scritte nell’articolo……premetto che ho una 159 my11, gran macchina, superiore in tutto (non solo in dimensioni) alla 156 (ho avuto anche quella come 2 alfa75), diciamo che è uscita in un momento sfortunato dovuto alla quasi contemporanea uscita della serie 3 e90, e non per ultimo la scarsa affidabilità delle prime versioni…..la nuova Giulia, assomiglia un po’ a tutte le auto del segmento d premium,ma al giorno d’oggi, quale auto non si assomiglia????faccio fatica a distinguere frontalmente a1-a3-a4-a5-a6-a7-a8!!!!!!un ultima cosa, la maniglia “nascosta” non era neppure una novità della NSX…..il terrano dell’88 già la montava….;-)

      • SimonDannyPettinella

        Ciao Roberto!
        In quanto alla differenza tra 156 e 159 non ho detto quale sia la migliore, ma solamente quale ha creato maggior scalpore nel panorama del mercato automobilistico! L’auto migliore sarà sempre quella che più si avvicinerà ai tuoi gusti 😉
        In quanto alla maniglia nascosta, beh… dell’NSX ne ero a conoscenza, ma con LA NISSAN TERRANO DEL 1988 mi hai spiazzato!
        Sei un grande, ciao!

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